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Pubblichiamo la registrazione dell'intervista a UniDida andata in onda in diretta sull'emittente televisiva QuartaRete il 13/12/2012.

 

 

 

 

 

 

Questa è una sintesi di 13 minuti. Troverete sotto le due parti della versione integrale.

Ecco la versione integrale divisa in due parti.

Alcune fotografie in studio...

IntervistaQuartaRete-20121213-01

IntervistaQuartaRete-20121213-02

IntervistaQuartaRete-20121213-03

IntervistaQuartaRete-20121213-04

 

Daniele e Federica nel 2010 fondano la UniDida Srl insieme ad altri soci con le più diverse competenze per portare a realizzazione alcune idee sull'applicazione delle nuove tecnologie alla didattica.

1. Chi siete?
Daniele Costamagna, spostato con una figlia. Ingegnere elettronico con la passione dell'informatica.
Federica Rossi, sposata con due bimbi. Biologa, cresciuta negli Stati Uniti e poi rientrata in Italia all'età di 16 anni.
Noi oggi siamo un'azienda di due persone e poco più, ma siamo soprattutto appassionati. Appassionati della possibilità di crescere dei bambini migliori, più preparati al futuro… che non sarà facile!

2. Cosa vi ha spinto a creare UniDida?
La constatazione che la tecnologia era presente nelle scuole ma veniva usata male e poco volentieri.
Sono ormai 10 anni che la tecnologia software e hardware consente di presentarsi in modo amichevole e di facile utilizzo: al contrario molti dei prodotti software per la didattica erano:

  • difficili da usare,
  • incompleti,
  • o poco flessibili.

3. Mi è sembrato che voi siate conosciuti per la Casa di Cliccolo. Ci raccontate cosa è?
E' un po' la sintesi di tutto il nostro lavoro di questi anni. E' un laboratorio didattico dove sperimentiamo ogni giorno con l'aiuto di alcune insegnanti.
Ci sono le nostre postazioni informatizzate con il software che propone gli esercizi ai bimbi.

4. Ma dove è la Casa di Cliccolo, in un centro di ricerca?
No, è proprio quello il bello! E' dentro una scuola pubblica che ha accettato di collaborare con noi.
Noi diciamo che è un'esperienza figlia della crisi perché la scuola non ha pagato le postazioni e in cambio noi possiamo fare corsi di inglese ai bimbi nel pomeriggio in modo da pagare le spese.

5. Ma ce n'è una sola?
Per adesso sì. Ma stiamo cercando di far capire ad altri che la cosa funziona… anche in tempi di crisi. Perché i bimbi vano matti per Cliccolo e imparano in fretta e divertendosi.

6. Voi avete voluto sfidare il mondo dell'insegnamento; un mondo molto tradizionale.
In verità le insegnanti di oggi sono molto aperte alle novità e molto meno spaventate di quanto si pensi. Solo che la tecnologia deve essere adatta all'uso in classe.

7. Come si può applicare la tecnologia alla didattica? Sembrano due mondi molto distanti.
Ci sono diversi modi per applicare la tecnologia alla didattica: si possono usare strumenti nuovi come le lavagne interattive multimediali (LIM) o le postazioni interattive multimediali (PIM).
Sono dispositivi che espandono gli strumenti classici in un aula:
la LIM amplia le possibilità della lavagna di ardesia;
le postazioni ampliano le possibilità di un quaderno o di un libro.
Poi c'è il software, che è un po' l'anima delle apparecchiature. Tutto quello che appare sullo schermo e viene detto dalle voci registrate è guidato dal software, ma c'è modo e modo per farlo.
Le attività didattiche su computer o su LIM vengono classificate in 4 tipologie:
statica, consiste semplicemente nel presentare il testo in forma sfogliabile sullo schermo;
multimediale, aggiunge suoni, immagini o filmati;
interattiva, richiede invece dei programmi che rispondano alle azioni degli studenti correggendo o confermando le risposte;
adattativa, è al momento la frontiera nello sviluppo dei prodotti di authoring perché richiede una banca dati per conservare le risposte degli studenti (anche a distanza di mesi) ed una logica che consenta di elaborare questi risultati nello scegliere quali quesiti porre.

8. Ma veramente un computer può essere amichevole?
Beh, certamente non può essere un amico, ma amichevole sì. Naturalmente l'insegnante deve rimanere il punto di riferimento dello studente, ma il computer può interagire nel modo più naturale possibile in modo da tenere alto il livello di attenzione.
Poi c'è la questione della stima dei grandi: se un bambino sbaglia alla lavagna o sul quaderno, probabilmente riceve il rimprovero della maestra o del genitore. Ma se sbaglia al computer, è il personaggio che lo riprende e lui non ha paura di aver perso la stima di un adulto o dei compagni.

9. Cos'è Cliccolo?
Cliccolo è la nostra mascotte, il personaggio fantastico che aiuta i bambini a essere a loro agio nel fare gli esercizi. I bambini per natura cercano il contatto con personaggi fantastici e, grazie ad essi, riescono ad imparare più velocemente. Lo vedo con mia figlia, che adesso ha 8 anni: ci sono un grande numero di informazioni che ha imparato grazie ai cartoni animati e ogni tanto ne tira fuori qualcuna durante le conversazioni. Io e mia moglie rimaniamo stupiti.

10. E cos'altro è Cliccolo?
Cliccolo è anche il nome del nostro banco informatizzato. In pratica p un computer ed una tavoletta di ultima generazione a cui abbiamo dato una forma adatta ai bimbi, senza cavi o cose che si potrebbero rompere facilmente. E' anche brevettato!

11. Ma come reagiscono i bambini?
C'è un'età in cui i bambini amano sperimentare tutto. Tutto quello che gli si offre, loro lo provano, lo smontano, lo rimontano. Il trucco è dargli qualcosa di interessante da provare. Se è matematica, grammatica o inglese, non importa, loro si applicheranno a quello se è sufficientemente interessante.
E poi c'è il principio del "cadere e rialzarsi". Imparano facendo, e sbagliando si correggono. E' un meccanismo naturale che però è difficile da ottenere con un libro o un quaderno.

12. Vi riferite agli esercizi interattivi?
Sì, negli esercizi che proponiamo, se si sbaglia il bambino se ne accorge subito e, correggendo, impara. Cliccolo fa ripetere l'esercizio tante volte presentandolo sepre in maniera un po' diversa e alla fine si impara senza accorgersene.

13. Ma voi parlate solo di bambini? Vi rivolgete solo ai piccoli?
In verità abbiamo incominciato da loro perché sono i più difficili: nei loro esercizi ci sono tanti disegni, personaggi che devono parlare.
Ma il nostro software è un ambiente di sviluppo generico che può essere applicato a tutte le età e tutte le discipline. Ad esempio, per prova abbiamo creato esercizi sulla tavola periodica degli elementi di chimica.

14. Ma come definireste il vostro lavoro di programmatori?
Il nostro mestiere è stato analizzare quali fossero le funzioni comuni a tutte le attività e integrarle in un unico ambiente di sviluppo mantenendo un buon margine di flessibilità.
In pratica si è constatato che il lavoro che porta alla realizzazione di una attività didattica interattiva (ADI) è per il 90% uguale per tutti, con modifiche che possono essere facilmente parametrizzate per adattarsi a diversi usi o abitudini. Questo è il lavoro che compete ai programmatori software. Ma il lavoro più importante è l'ultimo 10% che racchiude tutta la conoscenza degli autori e delle case editrici.
E' giusto che ognuno concentri il proprio impegno in ciò che sa fare meglio; noi non saremmo in grado di realizzare percorsi didattici all'altezza delle migliori case editrici.

15. Rimangono però ancora aperte le domande delle insegnanti: come fare per rendere tutto questo semplice.
Si tratta di sfruttare al massimo il libro di testo perché è lo strumento più comodo per le insegnanti. Ma il libro deve potersi espandere sulla lavagna interattiva per non ripetersi mai uguale a se stesso.
Si sta infatti delineando una nuova modalità di accesso ai contenuti multimediali, che si aggiunge a quelle già disponibili: il libro di testo come indice illustrato per scegliere gli esercizi da proporre in classe o a casa agli studenti. Un semplice codice affianco ad ogni esercizio stampato potrà dare accesso ad esercizi analoghi ma con dati sempre diversi, arricchito di tutta "l'adattatività" di cui il programma di authoring è capace.
In questo modo anche gli autori e le case editrici possono riacquistare la loro funzione centrale nell'offrire una proposta didattica caratterizzata e distinguibile dal mare di materiale disponibile sul web. E le insegnanti potranno forse rinunciare a fare centinaia di fotocopie di schede provenienti dalle più diverse fonti.

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