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Pubblichiamo un pezzo scritto su di noi in cui viene riportata la parola delle insegnanti che lavorano ogni giorno con le nuove tecnologie per la didattica

Le nuove tecnologie a confronto con gli insegnanti dell'era digitale

Il mondo delle nuove tecnologie si è riversato addosso agli insegnanti negli ultimi 5 anni e stiamo assistendo ad un ulteriore accelerazione nell'adozione di strumenti informatici per svolgere attività didattica. Ogni testo scolastico viene proposto con il suo bagaglio di contenuti interattivi su DVD o scaricabili da Internet. Molti insegnanti hanno ricevuto in classe lavagne interattive multimediali (LIM) e molti altri le hanno richieste senza riceverle. Molti genitori, per l'iscrizione dei propri figli, scelgono sempre più la presenza delle LIM in classe come criterio di valutazione degli istituti. Molte scuole investono in tecnologia (LIM, tablet o netbook) i fondi raccolti con i contributi delle famiglie ad inizio anno.

Molti insegnanti hanno raccolto la sfida e hanno raddoppiato il loro impegno, spendendosi per utilizzare al meglio le nuove opportunità; altri stanno ancora tentando di capirne qualcosa.
Ma qualcuno ha chiesto cosa pensino gli insegnanti di tutto questo? Qualcuno è andato a trovarli dopo alcuni mesi per vedere come si trovano?
UniDida lo fa regolarmente nel compiere la propria attività di formazione sull'uso delle LIM presso le scuole ed ha raccolto diversi spunti interessanti.
La valutazione sintetica di quanto sta succedendo è la seguente: due mondi, fino a ieri molto distanti, si sono incontrati sullo stesso terreno: l'informatica e la didattica. Ma il primo si sente più forte dell'altro e vuole imporre le sue regole. Informatici contro insegnanti: 2 a 0, alla fine del primo tempo. Ma la partita rischia di essere vinta a tavolino per abbandono del campo da parte di molti insegnanti.
E la colpa non è loro! Per capirlo sarebbe sufficiente chiedere alla schiera dei migliori ingegneri informatici di insegnare per un anno in una classe di 25 studenti: tutti direbbero di essere capaci, ma ben pochi riuscirebbero a trasmettere qualcosa di utile.
Eppure è questo che si sta chiedendo agli insegnanti: di cambiare radicalmente il loro modo di lavorare utilizzando strumenti nuovi in un contesto di sperimentazione continua.
Come si risolve una situazione di questo tipo? Semplicemente parlandone!
Chi lo ha fatto ha scoperto una cosa ovvia: non tutto deve essere buttato via, molto va riutilizzato in modo nuovo. Ma questo deve avvenire dalle due parti: anche l'informatica deve essere ripensata per l'utilizzo in classe.
Ecco la voce di un'insegnante della scuola primaria: "Noi con i bambini in classe svolgiamo principalmente due attività: spiegazione ed esercitazione. Se ho a disposizione la LIM quando spiego posso usare il materiale fornito dal libro di testo per proiettare immagini, disegni, brevi filmati o lezioni già pronte. Più semplicemente possiamo proiettare la pagina del testo che i bambini hanno aperto sul banco. Ma l'altra parte del nostro lavoro consiste nelle esercitazioni: e qui le cose non sono così semplici. Prima sfogliavo il libro e, in un attimo, arrivavo alla pagina che mi interessava per indicare ai bambini l'esercizio da fare. E adesso? Sfogliare il testo sulla lavagna non è mica facile come su un libro. E poi, cosa devo fare quando ho finito gli esercizi che ci sono nel DVD? Non posso mica fermarmi a quelli che ci sono sul libro: durerebbero troppo poco in classe!"
Appunto: basta ascoltare. E' questo il cambiamento che si chiede agli informatici e agli editori di testi in formato cartaceo/digitale: non si tratta solo di prendere un libro e di portarlo sulla LIM, che siano contenuti o esercizi. Bisogna che sia comodo e veloce almeno quanto lo era prima! E questa è una bella sfida anche per gli ingegneri.
"Io e le mie colleghe siamo diventate esperte di molti siti Internet e troviamo molto. Ma non è facile districarsi un tutto quel materiale. E poi si vede che non è come un libro: non c'è qualcuno che ha pensato agli esercizi dall'inizio alla fine. E' tutto un gran bazar che devo gestire io con la mia esperienza."
Ecco infatti l'altro problema: il ruolo degli autori e degli editori. Sembra quasi che abbiano rinunciato al loro compito di guida. Sono sempre stati loro, con i loro autori ed esperti, a preparare le guide insegnanti per aiutare ad usare i testi nel modo migliore. E adesso con le nuove tecnologie sembra che non abbiano saputo precedere il cambiamento per continuare ad essere il punto di riferimento delle insegnanti. Proprio adesso che era possibile produrre materiale senza il limite del numero di pagine e del peso dei libri.
Forse però non è troppo tardi. Stanno uscendo sul mercato pacchetti software autore (Authoring System) che si propongono di ridurre drasticamente i costi per le case editrici nel trasformare i contenuti cartacei in digitali e renderli facilmente distribuibili. In pratica si tratta di prodotti software sviluppati da aziende che integrano competenze informatiche e didattiche offrendo piattaforme di sviluppo dedicate alle attività interattive e multimediali.
"Il nostro mestiere - spiega Daniele Costamagna, di UniDida - è stato analizzare quali fossero le funzioni comuni a tutte le attività e integrarle in un unico ambiente di sviluppo mantenendo un buon margine di flessibilità."
In pratica si è constatato che il lavoro che porta alla realizzazione di una attività didattica interattiva (ADI) è per il 90% uguale per tutti, con modifiche che possono essere facilmente parametrizzate per adattarsi a diversi usi o abitudini. Questo è il lavoro che compete ai programmatori software. Ma il lavoro più importante è l'ultimo 10% che racchiude tutta la conoscenza degli autori e delle case editrici.
"E' giusto che ognuno concentri il proprio impegno in ciò che sa fare meglio; noi non saremmo in grado di realizzare percorsi didattici all'altezza delle migliori case editrici."
Sembra l'uovo di Colombo: "ad ognuno il proprio mestiere", sembra che si voglia dire.
Ma c'è qualcosa in più che può essere offerta dalla tecnologia software?
"Sì, qualcosa c'è." interviene Federica Rossi, responsabile dei centri formativi UniDida. "Un computer può imparare dagli errori degli studenti e cambiare gli esercizi in base al progredire delle competenze. In pratica non esiste mai un esercizio uguale ad un altro, ed ognuno verrà messo alla prova un passo oltre le sue capacità".
Si viene a scoprire che le attività didattiche su computer o su LIM vengono classificate in 4 tipologie: statica, multimediale, interattiva e adattativa. La prima consiste semplicemente nel presentare il testo in forma sfogliabile sullo schermo; quella multimediale aggiunge suoni, immagini o filmati; l'interazione richiede invece dei programmi che rispondano alle azioni degli studenti correggendo o confermando le risposte. L'ultima tipologia, quella adattativa, è al momento la frontiera nello sviluppo dei prodotti di authoring perché richiede una banca dati per conservare le risposte degli studenti (anche a distanza di mesi) ed una logica che consenta di elaborare questi risultati nello scegliere quali quesiti porre.
"Non è molto complicato realizzarlo: però bisogna progettarlo per questi scopi fin dall'inizio." termina Daniele Costamagna.
Rimangono però ancora aperte le domande delle insegnanti: come fare per rendere tutto questo semplice.
Federica Rossi ci spiega la visione che UniDida sta costruendo con le case editrici con cui collabora: "Si tratta di sfruttare al massimo il libro di testo perché è lo strumento più comodo per le insegnanti. Ma il libro deve potersi espandere sulla lavagna interattiva per non ripetersi mai uguale a se stesso."
Si sta infatti delineando una nuova modalità di accesso ai contenuti multimediali, che si aggiunge a quelle già disponibili: il libro di testo come indice illustrato per scegliere gli esercizi da proporre in classe o a casa agli studenti. Un semplice codice affianco ad ogni esercizio stampato potrà dare accesso ad esercizi analoghi ma con dati sempre diversi, arricchito di tutta "l'adattatività" di cui il programma di authoring è capace.
In questo modo anche gli autori e le case editrici possono riacquistare la loro funzione centrale nell'offrire una proposta didattica caratterizzata e distinguibile dal mare di materiale disponibile sul web. E le insegnanti potranno forse rinunciare a fare centinaia di fotocopie di schede provenienti dalle più diverse fonti.
"In questo modo noi insegnanti potremmo tornare a concentrarci sui ragazzi, piuttosto che sullo strumento: non è mai servito un corso di formazione per imparare ad aprire un libro e mi auguro che domani non serva più neanche per aprire un esercizio sulla lavagna interattiva" - è la conclusione di un professore della scuola secondaria. Come dargli torto?

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